Il Tribunale di Roma ridimensiona radicalmente le contestazioni di bancarotta formulate nei confronti di due amministratori di società. Nel procedimento seguito dall’Avvocato Giuseppe Deiana, entrambi gli imputati vengono assolti dall’accusa di aver provocato il dissesto attraverso operazioni dolose. Per uno dei due viene inoltre disposta la riqualificazione dell’ulteriore contestazione di bancarotta fraudolenta documentale in bancarotta semplice, con una pena finale di quattro mesi di reclusione, sospesa. Il Pubblico Ministero aveva richiesto una condanna a due anni e otto mesi di reclusione.
Un procedimento per bancarotta con contestazioni particolarmente gravi
La vicenda giudiziaria riguardava una società operante nel settore della produzione artigianale e della somministrazione di alimenti, dichiarata in liquidazione giudiziale nel giugno 2023.
A seguito degli accertamenti svolti nell’ambito della procedura, i due amministratori che si erano succeduti alla guida dell’impresa erano stati chiamati a rispondere di diverse ipotesi di bancarotta.
Le contestazioni riguardavano, in particolare, il mancato versamento di imposte e contributi previdenziali, la mancata disponibilità delle scritture contabili e un’operazione di cessione di ramo d’azienda ritenuta distrattiva.
Secondo l’impostazione accusatoria, l’accumulo di debiti fiscali e previdenziali, unitamente alle ulteriori condotte contestate, avrebbe assunto rilevanza penale nell’ambito del dissesto societario.
Il Pubblico Ministero aveva richiesto per gli imputati una pena di due anni e otto mesi di reclusione.
Gli imputati, assistiti dall’Avvocato Giuseppe Deiana, hanno affrontato il procedimento con rito abbreviato, sostenendo una ricostruzione giuridica diversa rispetto a quella prospettata dall’accusa.
La crisi dell’impresa non dimostra automaticamente la bancarotta fraudolenta
Uno dei punti centrali del procedimento riguardava la contestazione di aver provocato il dissesto societario mediante il sistematico mancato pagamento delle imposte e dei contributi previdenziali.
Il debito maturato dalla società nei confronti dell’erario e degli enti previdenziali ammontava a circa 216.000 euro.
Il Tribunale ha tuttavia escluso che le circostanze accertate fossero sufficienti a configurare il reato di bancarotta per operazioni dolose contestato agli amministratori.
Nella motivazione, il giudice ha evidenziato l’assenza di prova della particolare connotazione fraudolenta richiesta dalla fattispecie e della concreta prevedibilità del dissesto come conseguenza della condotta contestata.
È emerso, inoltre, come la crisi dell’impresa fosse riconducibile anche a fattori esterni, tra cui le difficoltà del mercato e l’interruzione dell’attività in concomitanza con la pandemia.
La decisione ha quindi distinto la presenza di debiti fiscali e contributivi dai presupposti necessari per affermare una responsabilità penale per bancarotta.
Per entrambi gli imputati è stata pronunciata l’assoluzione dalla contestazione principale perché il fatto non costituisce reato.
Bancarotta fraudolenta documentale: la riqualificazione in bancarotta semplice
Un secondo risultato significativo riguarda la contestazione relativa alla mancata tenuta e consegna delle scritture contabili.
L’accusa aveva inizialmente qualificato la condotta di uno degli amministratori come bancarotta fraudolenta documentale, ipotizzando che l’assenza della documentazione contabile fosse finalizzata a impedire la ricostruzione del patrimonio e del movimento degli affari della società.
Il Tribunale ha accolto una diversa qualificazione giuridica della condotta, riconducendola alla meno grave fattispecie di bancarotta semplice, prevista dall’articolo 323, comma 2, del D.Lgs. 14/2019.
La motivazione chiarisce che non era stata raggiunta la prova, oltre ogni ragionevole dubbio, della finalità fraudolenta contestata.
Pur ritenendo penalmente rilevante l’omissione nella tenuta delle scritture, il giudice ha escluso che fossero dimostrati i presupposti della più grave ipotesi di bancarotta fraudolenta documentale.
Questa distinzione ha inciso direttamente sul trattamento sanzionatorio.
Una contestazione originariamente formulata come bancarotta fraudolenta è stata ricondotta alla bancarotta semplice, con conseguente determinazione della pena in quattro mesi di reclusione, sospesa.
Il Tribunale ha inoltre escluso l’aggravante relativa alla pluralità dei fatti di bancarotta.
Assolta anche la seconda amministratrice: esclusa la responsabilità penale
Un ulteriore risultato della difesa riguarda la posizione della seconda imputata, che aveva ricoperto la carica di amministratrice per un periodo limitato.
Nei suoi confronti era stata formulata anche una contestazione di bancarotta fraudolenta patrimoniale, collegata alla cessione di un ramo d’azienda.
Il Tribunale ha esaminato la posizione individuale dell’imputata, valutandone il ruolo effettivo nella gestione societaria e gli elementi relativi alla consapevolezza della condotta contestata.
La decisione ha riconosciuto la presenza di elementi suscettibili di una lettura alternativa rispetto all’impostazione accusatoria, ritenendo non dimostrato l’elemento soggettivo necessario per affermare la responsabilità penale.
La seconda amministratrice è stata quindi assolta anche da questa contestazione perché il fatto non costituisce reato.
La pronuncia ha così determinato, per la sua posizione, un’assoluzione da tutti i reati contestati.
Da una richiesta di due anni e otto mesi a quattro mesi di pena sospesa
Il risultato complessivo del procedimento emerge con particolare evidenza dal confronto tra le richieste dell’accusa e il dispositivo della sentenza.
Il Pubblico Ministero aveva richiesto la condanna degli imputati a due anni e otto mesi di reclusione.
All’esito del giudizio, invece, il Tribunale di Roma ha disposto:
- l’assoluzione di entrambi gli imputati dall’accusa di bancarotta per operazioni dolose;
- l’assoluzione della seconda imputata anche dall’accusa di bancarotta fraudolenta patrimoniale;
- la riqualificazione della contestazione di bancarotta fraudolenta documentale in bancarotta semplice per il primo imputato;
- l’esclusione dell’aggravante contestata;
- la condanna del primo imputato a quattro mesi di reclusione, con concessione della sospensione condizionale della pena.
Il Tribunale ha inoltre applicato, nei confronti dell’imputato condannato, la pena accessoria prevista dalla legge per una durata corrispondente a quella della pena principale.
Il risultato ottenuto nel procedimento seguito dall’Avvocato Giuseppe Deiana rappresenta quindi un sostanziale superamento dell’impostazione accusatoria originaria, sia sul piano dell’accertamento delle responsabilità sia su quello delle conseguenze sanzionatorie.
Il valore della difesa penale nei procedimenti per bancarotta
La sentenza evidenzia quanto sia importante, nei procedimenti per reati societari e fallimentari, distinguere le difficoltà economiche dell’impresa dalle condotte che integrano effettivamente una responsabilità penale.
L’insolvenza, l’accumulo di debiti fiscali o le irregolarità nella gestione contabile non consentono automaticamente di affermare la sussistenza di una bancarotta fraudolenta.
È necessario esaminare le singole condotte, i presupposti normativi delle fattispecie contestate, l’elemento soggettivo e il contributo effettivamente attribuibile a ciascun amministratore.
Nel caso esaminato, la difesa dell’Avvocato Giuseppe Deiana ha sostenuto in via principale l’assoluzione degli imputati e, in subordine, la riqualificazione delle condotte nella meno grave ipotesi di bancarotta semplice.
L’esito del processo ha riconosciuto entrambe queste prospettive difensive nelle rispettive posizioni degli assistiti, attraverso le pronunce assolutorie e la riqualificazione del reato residuo.
La decisione costituisce un esempio concreto dell’importanza di un’assistenza penale capace di affrontare contestazioni complesse, nelle quali la ricostruzione dei fatti aziendali deve essere accompagnata da una rigorosa valutazione dei presupposti della responsabilità individuale.
Assistenza penale per amministratori e imprese
Lo Studio Legale Deiana presta assistenza a imprenditori, amministratori e professionisti nei procedimenti per reati societari, bancarotta e altre contestazioni connesse alla gestione e alla crisi d’impresa.
L’attività difensiva comprende l’esame delle operazioni societarie, della documentazione contabile, dei ruoli gestionali e delle condotte contestate, con l’obiettivo di garantire una ricostruzione accurata delle responsabilità individuali.

